…di Florindo Di Lucente

Sindaco di Sant’Angelo del Pesco dal 1999 al 2009

IL VIANDANTE
18 agosto 2004, da « vivisantangelo 2004 »

Caro Oreste, mi accingo con l’animo del « viandante » a qualche riflessione sulla rassegna « viviSant’Angelo » che ha appena spento i riflettori; con l’animo, cioè di chi vuole scoprire mondi nuovi che spesso si celano dentro di noi e dentro le persone che siamo abituati a vedere con gli occhi del quotidiano, in maniera fugace e superficiale.

Ho sempre sostenuto che il ricordo è una lieve traccia nella mente di chi ha vissuto direttamente o indirettamente una esperienza. Ma vi è una traccia più profonda, indelebile, che il ricordo lascia nell’animo del « viandante ».

Sono convinto che molti « viandanti » hanno vissuto la tua rassegna contemplandone la bellezza e l’unicità; assaporando il profumo di antico che virtualmente emanavano le pietre che hanno scandito il passo dei nostri padri. Il loro animo rimarrà segnato da questa esperienza.

Da « viandante » a « viandante » con la malinconia e la tristezza che determina ogni fine di qualcosa di bello, ti dico Grazie!

Da « viandante » a « viandante », con la certezza e la ferma convinzione che questo evento debba avere un seguito e costruire un punto di partenza per proiettare il nostro paese verso « nuovi orizzonti« , ti dico Grazie di vero cuore.

VIVISANTANGELO 2008
Discorso di chiusura della mostra – 17 Agosto 2008

Anche quest’anno cala il sipario su vivisantangelo, sulla mostra di Oreste, come amiamo definirla noi, anche se da quest’anno vivisantangelo è diventato qualcosa che va ben oltre una semplice mostra fotografica per quanto ben curata e ben allestita: vivisantangelo è diventato uno scrigno, un baule pieno di tanti preziosi ricordi tirati fuori da un cassetto ed affidati alla sapiente arte di Oreste che è riuscito ad animarli e ridagli vita.

vivisantangelo è diventato un preziosissimo documento storico che ricostruisce attraverso le immagini un secolo e mezzo della nostra storia: circa 1500 fotografie d’epoca che si aggiungono alle 4000 fotografie del libro e alle altre migliaia di fotografie su Sant’Angelo e sul suo paesaggio: un documentoo unico e prezioso disponibile sulle oltre tremila pagine del sito che Oreste ha voluto che fosse tutelato anche da leggi internazionali sul diritto d’autore facendone registrare il marchio.

Quest’anno, proprio per la caratterizzazione che ha assunto, i riflettori su questo evento si spengono lasciando in ciascuno di noi un piccolo senso di vuoto: in questi giorni, all’interno di questo portico c’erano tanti volti a farci compagnia, intere generazioni di santangiolesi: c’era un pezzo della nostra storia vissuta che in ogni momento della giornata potevamo tornare a vivere, sia pure soltanto con i ricordi e con la fantasia.
Questa piazza, caro Oreste, da domani sembrerà più vuota: le tue fotografie e la tua scenografia di vivisantangelo hanno contribuito a renderla ancora più bella e suggestiva: domani sera non sarà più la stessa: la sensazione che avvertiremo è che qualcosa manca.

Ma proprio per quello che abbiamo visto ed apprezzato in questi undici giorni, farò in modo che i riflettori su questo evento non si spengano, che la luce semplicemente si affievolisca e che dietro le quinte si possa continuare a lavorare affinchè questa piazza possa tornare presto a riappropriarsi di queste tele e non soltanto per un brevissimo periodo.

È con questo mio personale impegno che voglio ringraziarti per le emozioni autentiche che ci hai fatto vivere in questi giorni.

VIVISANTANGELO 2010
Prolusione del videoclip 2010 – 12 Agosto 2010

Ovunque conduci te stesso, quella è la tua casa, anche in terra straniera…
Sembrano queste le parole che si affacciano alla mente del giovane protagonista del videoclip cui assisteremo tra poco; parole che hanno mitigato il sapore amaro del distacco dei nostri padri; parole che sono diventate le ragioni di una scelta mai cercata e mai voluta.

Ed ecco che affiorano alla mente di un ragazzo che percorre un sentiero nel bosco: le percepisce appena, quasi fossero il motivo di una vecchia canzone, ma muovono i suoi passi alla ricerca del significato profondo chr racchiudono.

Continua a camminare; la curiosità cresce, e il paesaggio intorno, come d’incanto si trasforma: sfumano i contorni, i colori e gli odori di quel bosco ed iniziano a danzare davanti ai suoi occhi le immagini di un paese lontano, vissuto troppo poco per sembrare vero. Continua a camminare; la curiosità cresce, sembra trasformarsi in ansia di conoscenza e i suoi passi, con velata inquetitudine, aumentano di ritmo, diventano una corsa: sente quelle immagini appartenergli.

Cammina, corre, si ferma, avvolto da un vortice di emozioni che lo appagano e che fanno diventare quel posto, in quel momento, un luogo dell’anima: la sua anima e quella di tutti i molisani all’estero. Sembra tutto un sogno e si sente felice perchè capisce che la materia di cui è fatto è una proiezione della sua anima.

Dalle fronde degli alberi sembrano provenire voci lontane, che parlano una lingua che non conosce bene, lui che è sempre vissuto in Francia, in Svizzera, in Germania, in Belgio, negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile, in Argentina, in Australia; suoni spesso impronunciabili, che a volte lo hanno fatto sorridere nel goffo tentativo di ripeterli: è il dialetto del suo paese, di tutti i paesi del Molise, di quel Molise che all’estero è tre volte più numeroso.

Sono suoni ed espressioni che possiede dentro di lui, per quanto non riesca a pronunciarli o a capirne appieno il significato: sono suoni che gli appartengono.
Nel suo vagare, in quel bosco, sta cercando la sua identità. Nel suo vagare lungo i sentieri dell’anima, sospinto dal vento del desiderio, sta scoprendo il senso della sua identità.

Un libro si materializza tra le sue mani: lo sfoglia con delicatezza, quasi fosse una reliqua del passato; di quel passato che non ha mai vissuto ma che è appartenuto a suo padre, al padre di suo padre e prima ancora al padre del padre di suo padre. Espressioni, modi di dire, luoghi ed immagini che cerca di imprimere nella sua mente quasi a volersi riappropriare di qualcosa che gli mancava: lo avvertiva nel suo intimo, lo percepiva ma non ne aveva la consapevolezza.

Ora è tutto chiaro: è la sua vita.

La corsa diventa quasi frenetica: nessun ostacolo la può fermare; c’è un treno che sta per partire o che sta per arrivare: è un treno speciale, che va verso luoghi o che torna da quei luoghi; non può perderlo, ora che è tutto chiaro: è la sua vita, vissuta all’estero, in mezzo a gente che non è la sua gente, che è diventata anche la sua gente.
Ovunque conduci te stesso, quella è la tua casa, anche in terra straniera…
È vero, ma le radici no!, quelle non possono essere recise e portate altrove. Restano nel posto in cui sei nato; crescono, si aggrovigliano ma non possono essere distrutte: sbiadiscono i ricordi ma esiste sempre, in ogni dove, un treno pronto a partire per rinverdirli; un treno ideale pronto a ricondurti alla tua terra, che un giorno hai lasciato, per poco o tanto tempo o forse per sempre; una terra che forse hai anche maledetto par averti abbandonato, ma che sicuramente hai amato e continuerai a farlo, ovunque tu abbia condotto te stesso.

vivivsantangelo nell’edizione 2010 si presenta in una veste insolita ma interessante: nella veste di editore, apponendo il proprio marchio ed il proprio stile alla raccolta di frasi e modi di dire nel dialetto santangiolese di Luigi De Palatis, frutto della sua passione per Sant’Angelo e per il suo dialetto.

Il videoclip che ora vedrete, che rappresenta l’edizione 2010 di vivisantangelo, è riuscito a sintetizzare tutto questo integrandone nei contenuti il libro « Sant’Angelo e il suo dialetto » di Luigi De Palatis.