Allontanandosi dal paese per via Roma, in pochi istanti si è in aperta campagna. La strada continua e dopo un po’, a distanza di qualche chilometro, si intravede un fabbricato rurale immerso completamente nel verde: è il primo casolare di Contrada Canala. Andando ancora avanti, sempre sulla provinciale, si notano per chilometri, di qua e di là della strada, altri casolari immersi completamente in una immensa campagna: è la campagna di Sant’Angelo del Pesco. Un luogo affascinante. Un vasto territorio immerso nel verde e proprio la presenza di queste tipiche abitazioni rurali (una volta chiamate masserie) molto distanti l’una dall’altra, creano un paesaggio solido dal punto di vista ecologico dove il senso di appartenenza è visibilmente marcato tra coloro che ci abitano. Un patrimonio che va conservato e se possibile sviluppato dal punto di vista qualitativo: un compito collettivo… di tutta la comunità… di tutto il Molise.

Una natura di straordinaria bellezza, storia e tradizioni centenarie, beni e siti archeologici di un passato di grande prestigio, una varietà di paesaggi costieri e montani, un patrimonio boschivo oggetto di studio delle scuole internazionali di forestazione per la grande quantità di abeti bianchi e di faggeti, profumi e sapori di forti tradizioni alla vita contadina e al lavoro nei campi… Parliamo del piccolo Molise con i suoi minuscoli paesetti di montagna, quasi inaccessibili: posti poco conosciuti con piccole finestrelle ancora tutte da aprire. La regione più piccola, ma una delle più belle della nostra meravigliosa Italia.

Quando si parla di tramonti si pensa sempre a quelli visti in posti lontani e sperduti del mondo. Di tramonti belli ne ho visti tanti: nel deserto Khor Al-Adaid in un angolo sud-orientale del Qatar dove l’oceano incontra il deserto e puoi andarci solo con un fuoristrada (4×4); quello mozzafiato della costa atlantica del Marocco nella spiaggia Plage Oudayas a guardare il sole che affonda nell’Oceano Atlantico.

Tra le cose belle di un paese ci sono anche queste. Lampioni, panchine, ringhiere e fontane; testimoni silenziosi delle mie passeggiate quotidiane, così silenziosi da farmi persino dimenticare perché sono arrivato fin qui. Basta fare un giretto in via Roma, fino in fondo, all’ultimo lampione. Bisogna venirci, di pomeriggio, verso le quattro e mezza. C’è un lampione che dà al posto un tocco di poesia e una fontana, senza il suono di una volta; l’acqua non scorre più. Più in là una panchina dove mi siedo, apro un libro… dei ricordi.

Nella parte alta del paese, prima del viale del cimitero, sorge la chiesa della Madonna del Carmelo, molto cara ai santangiolesi perché in essa “fuggitivo e stanco si rifugiò, nel cuore della guerra, il popolo di Sant’Angelo”. È un edificio a tre navate costruito nel XVIII secolo. All’interno, il grande quadro sacro di scuola napoletana, raffigurante l’Assunzione di Maria Vergine in cielo, domina l’altare maggiore. Dipinto nel 1863, è oggetto di profonda venerazione. Vi si possono ammirare, inoltre, una grande croce lignea e la struggente statua del Cristo morto, adagiata in una teca in vetro. Imponente è la scalinata di accesso, interamente realizzata in pietra squadrata a mano.