Una di quelle notti infinite in un misterioso fascino notturno. In una piazza surreale e deserta ammiravo il fascino dei lampioni accesi. L’orologio del campanile segnava mezzanotte e venti e l’unico rumore erano i click della mia fotocamera.
Mi piace la piazza in queste sere di fine estate.
Mi piace tornarci quando il rumore dei giorni caotici e vivaci si è ormai allontanato e il mio paesello, poco alla volta, ricomincia ad assomigliare a se stesso. Cammino senza fretta e mi guardo intorno. C’è qualcosa di diverso nell’aria, qualcosa che non saprei spiegare fino in fondo. Forse è soltanto il silenzio che ritorna. O forse è quella sottile malinconia che accompagna tutte le cose belle quando stanno per finire.
Ci sono storie che non hanno bisogno di essere scritte per continuare a vivere.
Rimangono per anni nella memoria delle persone e poi, un giorno, riaffiorano quasi per caso. Basta una domanda, un nome pronunciato dopo tanto tempo, il ricordo di una casa, di una famiglia, di una strada del paese. E il passato, che sembrava lontano, torna improvvisamente vicino.
A Sant’Angelo del Pesco accade ancora.
È bello tornare.
Non resistiamo alla voglia di rivedere i luoghi che abbiamo conosciuto e, quando qualcuno comincia a raccontare, non resistiamo alla voglia di fermarci ad ascoltare.
Siamo “Boomers”, la generazione nata negli anni del dopoguerra, quando le nascite aumentarono e il paese tornò lentamente a riempirsi di bambini, di famiglie, di voci.
È il giorno più atteso dell’anno, quello che più di ogni altro riesce a cambiare il volto del paese. È Ferragosto, certo, ma per noi è soprattutto il giorno dell’Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria: la grande festa, quella che aspettiamo per tutto l’anno e che, quando finalmente arriva, porta con sé qualcosa di speciale, difficile persino da raccontare.
LA BIBLIOVETRINA MILLENNIO
La Bibliovetrina Millennio, inaugurata il 4 luglio, è oggi ospitata all’interno del Cafè i 4 Mori di Sant’Angelo del Pesco. Concepita come un vero e proprio cofanetto della memoria, custodisce i dodici volumi della collana editoriale Millennio: complessivamente oltre 2.500 pagine e più di 2.000 immagini dedicate alla storia, alla vita e alla memoria di Sant’Angelo del Pesco. Non una semplice vetrina espositiva, dunque, ma uno spazio destinato a diventare nel tempo un simbolo della memoria del paese.
Equipaggiati di un’adeguata attrezzatura fotografica, abbiamo intrapreso un’avventura entrando in una misteriosa grotta, fino in fondo, superando i suoi 300 metri di lunghezza.
Tra chips e patatine, croissant e latte macchiato, aperitivi e brindisi tra amici, al Cafè i 4 Mori di Sant’Angelo del Pesco è arrivata una presenza insolita. Non fa rumore, non occupa la scena, ma cattura lo sguardo di chi entra. Tra il profumo del caffè e il vociare di chi si ritrova ogni giorno, ha trovato casa la Bibliovetrina Millennio: un angolo di cultura, memoria e identità che trasforma un luogo di incontro in uno spazio dove la storia continua a vivere.
Un articolo di Assunta Veneruso, giornalista
Il grido di Antonio Borsa contro il buio che inghiotte i giovani
In un’epoca in cui le viole sembrano appassire prima ancora di sbocciare, Antonio Borsa raccoglie i petali spezzati e li trasforma in pagine che profumano di speranza. Il suo secondo romanzo, Profumo di viole sfiorite (NonSoloParole Edizioni, 2025), non è solo un libro: è un atto d’amore verso chi soffre in silenzio, un pugno nello stomaco alla violenza e un abbraccio caldo per chi sta per arrendersi. Dopo il successo del suo esordio con I tre appuntamenti, Borsa torna con un’opera più matura, intensa e coraggiosa.
La fotografia rappresenta per me un’esigenza profonda, quasi un’estensione della mia anima. Viaggiare è parte integrante della mia vita; esplorare territori remoti e angoli nascosti del pianeta mi permette di immergermi in culture e paesaggi sconosciuti. Attraverso l’obiettivo, riesco a catturare e conservare i ricordi, fissando l’essenza di momenti unici e la bellezza di ciò che mi circonda. La mia relazione con la fotografia trascende la semplice passione o professione: essa è un modo per esprimere me stesso, un tentativo di trattenere l’effimero e trasformarlo in racconti visivi.