L’autunno è un tempo di transizione, una stagione che porta con sé una moltitudine di emozioni e sensazioni. È un momento in cui la natura stessa sembra danzare tra il passato e il futuro, dipingendo un quadro di colori e profumi che non può essere ignorato. Gli astrattismi autunnali catturano questa essenza, traducendo l’esperienza dell’autunno in forme e sfumature che toccano l’anima.

Tra memoria, libri e nuovi orizzonti

Uno spazio dedicato alla storia, alla cultura e all’editoria, ospitato in una dimora privata di Sant’Angelo del Pesco. Una galleria storico-culturale concepita non soltanto come luogo di conservazione e valorizzazione della memoria, ma anche come centro di ricerca, documentazione e attività editoriale, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per la conoscenza e la promozione del patrimonio storico e culturale del territorio.

I punti estremi del mondo offrono una varietà di luoghi affascinanti che vanno oltre la mera geografia o i centri abitati. Lungo le terre settentrionali, si trovano insediamenti umani, scuole, negozi, bar, uffici e squadre sportive che sfidano le aspre condizioni climatiche. Allo stesso modo, le regioni meridionali del mondo ospitano comunità vibranti e attività culturali uniche, offrendo un’esperienza distinta. Sono queste sfide e opportunità, in contesti estremi, che ci spingono a scoprire il potenziale umano in ogni angolo della Terra.

Al civico 7A della III Traversa di Via della Repubblica, a Sant’Angelo del Pesco, una piccola dimora privata si è trasformata, per cinque giorni, in un insolito luogo d’incontro tra amici, compaesani e tanti curiosi. Per l’occasione, questo spazio ha assunto un nome semplice e familiare: “La Casa di Oreste”.

Un piccolo salotto arricchito da fotografie d’epoca, documenti, una serie di pannelli inediti e dai dodici volumi della collana Millennio, testimonianze preziose della storia e della memoria di Sant’Angelo del Pesco.

Mi piace la piazza in queste sere di fine estate.

Mi piace tornarci quando il rumore dei giorni caotici e vivaci si è ormai allontanato e il mio paesello, poco alla volta, ricomincia ad assomigliare a se stesso. Cammino senza fretta e mi guardo intorno. C’è qualcosa di diverso nell’aria, qualcosa che non saprei spiegare fino in fondo. Forse è soltanto il silenzio che ritorna. O forse è quella sottile malinconia che accompagna tutte le cose belle quando stanno per finire.

Ci sono storie che non hanno bisogno di essere scritte per continuare a vivere.

Rimangono per anni nella memoria delle persone e poi, un giorno, riaffiorano quasi per caso. Basta una domanda, un nome pronunciato dopo tanto tempo, il ricordo di una casa, di una famiglia, di una strada del paese. E il passato, che sembrava lontano, torna improvvisamente vicino.

A Sant’Angelo del Pesco accade ancora.

È bello tornare.


Non resistiamo alla voglia di rivedere i luoghi che abbiamo conosciuto e, quando qualcuno comincia a raccontare, non resistiamo alla voglia di fermarci ad ascoltare.

Siamo “Boomers”, la generazione nata negli anni del dopoguerra, quando le nascite aumentarono e il paese tornò lentamente a riempirsi di bambini, di famiglie, di voci.