Prosegue la presentazione del nuovo volume Natale a Sant’Angelo del Pesco, un libro che adotta una modalità inedita per raccontarsi: svelare, passo dopo passo, i propri racconti, veri pilastri narrativi dell’intera opera. Si tratta di un progetto particolare, ricco di parole e immagini nuove, capace di restituire l’atmosfera autentica del Natale così come, ogni anno, viene vissuta e sentita.

Il racconto presentato oggi — alle pagine 48 e 49 — richiama la magia della Notte Santa e lascia emergere anche una lieve, inattesa malinconia che, in contrasto con il calore della festa, rende la narrazione ancora più intensa e coinvolgente.

Il volume, composto da 180 pagine e arricchito da oltre 130 immagini di forte valore narrativo-fotografico, è realizzato nel formato 21 × 30 cm. È disponibile, insieme ad altri due titoli che completano la collezione natalizia, al seguente link: https://lemultimedia.press/vivisantangelo/.

A Sant’Angelo del Pesco, il Natale di un tempo, agli occhi di noi bambini, aveva un fascino unico, scandito da festività autentiche e profondamente sentite. L’attesa iniziava con largo anticipo, settimane prima della festa vera e propria, trasformandosi in un crescendo di emozioni. In ogni casa ci si preparava con semplicità: piccoli gesti e decorazioni fatte in casa bastavano a rendere magico l’intero periodo natalizio.

Arroccato su un costone roccioso che domina la valle del Sangro, Pescopennataro è il cuore dell’Alto Molise, un borgo di pietra che sembra nascere dalla montagna stessa.
Di probabile origine longobarda, appartenne un tempo ai potenti Borrello, poi ai Cantelmo nel Quattrocento, e successivamente ai Caracciolo-Pignatelli, seguendo le alterne sorti delle grandi famiglie feudali del Mezzogiorno.

Cinque avventurieri, di nazionalità diverse, si preparano a vivere un’esperienza straordinaria nell’Artico, guidati da un esperto conoscitore di queste terre estreme. Il viaggio inizia da Oslo, poi un volo interno li porta a Tromsø, nel cuore del nord della Norvegia. Da lì, l’ultimo balzo: l’atterraggio all’aeroporto delle Svalbard, la porta d’ingresso a uno dei luoghi più selvaggi e incontaminati del pianeta. Tra ghiacci eterni e paesaggi mozzafiato, sta per cominciare un’avventura che promette di spingersi oltre i confini del mondo conosciuto.

Un ponte tra il linguaggio fotografico tradizionale (l’obiettivo) e quello contemporaneo (l’algoritmo). Il passaggio o l’incontro tra due mondi: la fotografia “classica” e l’immagine generata dall’intelligenza artificiale.

– In un vasto deserto dalle dune morbide e ondulate, una giovane donna si erge contro il vento che le scompiglia i capelli biondi, irradiati dalla luce del tramonto. Il suo sguardo fisso all’orizzonte, dove nuvole scure si mescolano con i bagliori dorati del sole che sta per calare. Indossa un maglione viola e una sciarpa blu che le avvolge il collo, simboli di un calore che sfida la brezza fresca del deserto. Tutto intorno a lei, la grandezza della natura e il silenzio parlano di momenti di riflessione e meraviglia.

Amundsen e Nobile alla conquista del Polo Nord

Il 12 maggio 1926 il cielo artico fu solcato da una sagoma imponente: il dirigibile NORGE. A bordo, due uomini uniti dall’audacia e dal desiderio di spingersi oltre i confini conosciuti: il norvegese Roald Amundsen, già celebre per le sue imprese polari, e l’ingegnere italiano Umberto Nobile, mente e artefice della macchina volante.

Fu in quel giorno che, per la prima volta nella storia, l’umanità toccò con lo sguardo il cuore del Polo Nord. Non vi trovarono la terra misteriosa che molti avevano immaginato, ma un vasto oceano gelato: un mare silenzioso, coperto da banchise in continuo movimento. Davanti a loro non c’era un nuovo continente da conquistare, ma la rivelazione di un mondo diverso, fragile e grandioso, sospeso tra ghiaccio e infinito.

Attraverso le maestose terre del Canton Vallese, nel cuore delle Alpi svizzere, si estende una meraviglia di dimensioni straordinarie. Questa potente corrente di ghiaccio presenta cifre sbalorditive: 20 chilometri di lunghezza, 800 metri di profondità e una superficie imponente di oltre 78 chilometri quadrati. La sua imponenza si traduce anche nel peso, con una massa di 10 miliardi di tonnellate.