Torno spesso al mio paesello, un piccolo borgo dellโentroterra molisano, immerso tra le montagne della Val di Sangro, proprio al confine tra tre province โ Isernia, la mia, Chieti e LโAquila โ e due regioni, Abruzzo e Molise.
Dopo un lungo viaggio per il mondo, tra aerei, TGV e Frecciarossa, arrivo finalmente alla mia stazione del cuore: Fossacesia/Torino di Sangro. ร lรฌ che sento lโaria di casa. Salgo su un taxi e inizia lโultimo tratto del viaggio, quello piรน familiare e piรน atteso: la strada verso il Molise, verso il mio paese.
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Lungo il tragitto si aprono davanti agli occhi paesaggi che conosco a memoria. Tra gallerie e alti viadotti, ogni curva รจ un ricordo, ogni scorcio una piccola emozione. Il percorso รจ comodo, grazie alla Fondovalle Sangro (SS 652), una strada che avrebbe dovuto unire in modo veloce lโAdriatico al Tirreno. Avrebbe dovuto, appunto: da quasi quarantโanni รจ rimasta unโeterna incompiuta, simbolo di promesse mancate e lentezze burocratiche.
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Superata la parte abruzzese, arriviamo a Quadri, dove la segnaletica ci invita a uscire in direzione SantโAngelo del Pesco. Mancano appena otto chilometri: un breve tratto che per noi molisani coincide con la Strada Provinciale SP 88 Sangrina. La strada parte da Quadri, in provincia di Chieti, e, attraversando Contrada Canala, conduce direttamente nel cuore del Molise, a SantโAngelo del Pesco, per poi proseguire verso Castel del Giudice, ai confini con la provincia dellโAquila..
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Dopo circa un chilometro dallโuscita imbocchiamo il tratto molisano della SP 88 Sangrina, gestito dalla provincia di Isernia. ร qui che il viaggio cambia volto. Il taxi, finora scorrevole, รจ costretto a una brusca frenata: grossi blocchi di cemento e cartelli di restringimento riducono la carreggiata a passaggi cosรฌ stretti da sembrare millimetrici. La strada, sconnessa e malridotta, dร lโimpressione di finire da un momento allโaltro.
Qualche metro piรน avanti un cartello ci accoglie: โBenvenuti nella provincia di Isernia.โ ร qui che ha inizio il paese e, proprio da questo punto, per chi ogni giorno attraversa Contrada Canala per raggiungere la scuola o il lavoro nella vicina zona industriale di Atessa, iniziano i problemi.
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Procediamo a passo dโuomo lungo la nostra Contrada Canala. Il fondo stradale รจ un mosaico di buche e voragini, e ogni curva nasconde un insidia. Lโauto sobbalza di continuo, mentre i ponti โ stretti e malandati โ mettono a disagio chi li attraversa. In diversi punti la carreggiata si restringe a una sola stretta corsia, delimitata da blocchi di cemento che impongono manovre millimetriche. ร un tratto di pochi chilometri che conduce direttamente al paese, eppure sembra interminabile. E viene spontaneo pensare: โBenvenuti nel Terzo Mondo!โ.
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Ciรฒ che fa piรน rabbia รจ sapere che questa situazione si trascina da oltre dieci anni. Il tratto molisano della SP 88 Sangrina presenta criticitร strutturali, versando in uno stato di abbandono e causando pesanti disagi agli abitanti di due regioni, tre province e dellโintera comunitร di SantโAngelo del Pesco.
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Con il passare degli anni, il manto stradale รจ stato lasciato nel totale abbandono fino a diventare quasi impraticabile. Non si tratta di un deterioramento inevitabile, ma del risultato diretto di anni di mancata manutenzione, controlli assenti e responsabilitร sistematicamente ignorate dalle autoritร competenti. Un degrado grave e inaccettabile che espone quotidianamente cittadini e automobilisti a rischi concreti, mettendo seriamente in discussione la sicurezza e la funzionalitร della strada.
Per chi percorre ogni giorno questo tratto di strada โ i santangiolesi e, ancor piรน, gli abitanti della zona di Contrada Canala โ tornare a casa รจ diventato un vero incubo. Si viaggia sempre con la speranza di non imbattersi in un mezzo bloccato tra i blocchi di cemento o fermo su qualche ponte in curva, senza alcuna possibilitร di manovra.
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La situazione รจ arrivata al limite e lโemergenza รจ ormai insostenibile: la SP 88 Sangrina รจ quasi impraticabile e, se i ponti logorati dal tempo dovessero cedere, la chiusura definitiva sarebbe inevitabile. Per SantโAngelo del Pesco lโisolamento sarebbe totale, con il rischio di tagliare fuori il paese dai servizi essenziali e di rendere ancora piรน difficile la vita quotidiana di chi ci abita.
Finalmente arriviamo in paese, a SantโAngelo del Pesco. ร quasi notte. Il tassista si ferma, mi guarda, sospira e mi dice: โ Mamma mia, ce lโabbiamo fatta!
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Sorrido, ma dentro prevalgono rabbia e delusione. Questo racconto nasce da unโesperienza personale, ma racconta una realtร collettiva: quella di un piccolo paese meraviglioso, ormai lasciato al proprio destino. Qui lo spopolamento avanza in silenzio, la rassegnazione cresce e la speranza fatica a riaffiorare. Le conversazioni al bar sono intrise di nostalgia e di un senso di impotenza disarmante; si parla di un paese sempre piรน isolato e malinconico, come se il suo futuro fosse giร stato scritto. ร una realtร che giorno dopo giorno si spegne lentamente, senza clamore, ma con una costanza dolorosa.
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E cosรฌ, strada facendo โ tra un blocco di cemento e una buca, tra un ponte malconcio e una frenata improvvisa โ ho scritto questo racconto. ร un viaggio fisico, ma soprattutto interiore, che diventa un richiamo al destino del mio piccolo paesello e di tanti borghi di montagna simili al nostro: luoghi sospesi, destinati a scomparire non per mancanza di bellezza, ma per assenza di attenzione, di cura, di futuro. Paesi soffocati dallโabbandono, dove anche tornare a casa diventa unโimpresa e dove ogni chilometro percorso racconta, piรน delle parole, una lenta e inesorabile resa.
Eppure, nonostante tutto, dentro di me continua a sopravvivere una speranza, quella di farcela e andare avanti.