In mezzo al niente, la bellezza che resiste

𝗟𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗱𝗼𝗻𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻𝘁'𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗲𝘀𝗰𝗼, 𝗠𝗼𝗹𝗶𝘀𝗲 – 𝗩𝗶𝘃𝗶𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 / 𝗢𝗿𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗗𝗶 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼

Ed è così che, durante un viaggio su un TGV verso Parigi, in una giornata uggiosa e carica di nostalgia, mentre il paesaggio scorreva veloce oltre il finestrino e i miei pensieri che correvano più lenti, tra appunti sparsi e silenzi sospesi, è nato questo piccolo racconto, dedicato alla piccola chiesetta.


Nel cuore di un paesello, un gioiello cattura l’anima
e trattiene il tempo nel suo respiro lento.
Una chiesetta colma di luce discreta,
emozioni leggere che sfiorano l’eternità.

Una bellezza ordinaria che si fa straordinaria.
Di giorno seduce, di notte incanta.
Magica e misteriosa, velata di malinconia,
romantica, mistica, profondamente poetica.

Immersa nel silenzio della sua solitudine,
attende serena il tempo che scorre.
Resiste agli anni dal passo leggero,
circondata da alberi in silenziosa compagnia.

Costruita tra il Cinquecento e il Seicento,
le sue porte sono ormai serrate,
e la piccola chiesetta riposa lì,
affidata al suo lento, inesorabile destino.

L’ho posta tra le più belle del mondo,
in una classifica speciale di chiesette,
raccontata attraverso immagini esclusive,
che ne svelano la storia e la sua anima silenziosa.

Anima della comunità, patrimonio inestimabile,
sembra ora finire ai confini del mondo,
e in un paesaggio che pare non avere fine
resta silenziosa, verso il suo oblio.

Un rifugio isolato e quieto,
e la scalinata, monumentale e solenne,
imprime nell’anima un segno profondo,
mentre il tempo la consuma, nel suo lento degrado.

Abbandonata a se stessa, nel cuore del silenzio,
testimonianza viva di un tempo e di voci lontane,
sospesa tra ciò che è stato e ciò che ancora rimane,
resta in ascolto, in una decadenza celestiale.

Un luogo dove l’anima trova ancora pace,
tra luce e ombra, tra giorno e notte.

E in questo lento racconto di memoria e destino
si consuma silenziosa la nostra piccola chiesetta.

Un luogo che non chiede più preghiere,
in un mondo che l’ha dimenticata,
nel lento battito della sua solitudine,
che nessuno, ormai, sa più ascoltare.

La piccola chiesetta resta lì, sola ma non perduta,
veglia il tempo che passa senza fare rumore.
E allora sì, non resta che dirlo: che tristezza,
una tristezza lieve, che sa ancora di amore.