Arroccato su un costone roccioso che domina la valle del Sangro, Pescopennataro è il cuore dell’Alto Molise, un borgo di pietra che sembra nascere dalla montagna stessa.
Di probabile origine longobarda, appartenne un tempo ai potenti Borrello, poi ai Cantelmo nel Quattrocento, e successivamente ai Caracciolo-Pignatelli, seguendo le alterne sorti delle grandi famiglie feudali del Mezzogiorno.
Ma la storia di Pescopennataro non è solo quella dei suoi signori: è la storia di una comunità che resiste, che cade e si rialza, come la roccia su cui vive.
Le sue radici affondano nel lontano 571, quando i Longobardi, scendendo da nord, fondarono un piccolo insediamento fortificato. Lo chiamarono Castrum Pescli: un rifugio di pietra e silenzio, posto a guardia dei valichi appenninici e delle valli che si aprivano verso il Sangro.
Pescopennataro, Molise in un fotogramma dal film-documentario “Tre cavalli, un quad, un elicottero“. – Crediti: © LMEdition & ViviSantangeloEditoria / Yves & Oreste Di Cristino
Tra il 961 e il 1024, il borgo visse sotto l’influenza degli Ottoniani di Sassonia, un periodo di cambiamenti e nuove strategie, in cui le ambizioni dei grandi imperi trovavano eco tra le mura umili dei piccoli feudi.
Poi, nel 1028, accadde qualcosa di più intimo, ma profondamente simbolico: il paese cambiò nome. Da Castrum Pescli divenne Pesclo Pignatario. Non era più solo una fortezza: era ormai una comunità viva, consapevole, che non aveva più bisogno di definirsi attraverso le armi, ma attraverso la propria identità.
Nel 1654, tra i boschi di abeti e i venti del Matese, sorse la chiesa madre, segno di fede e di unione. Il suono delle sue campane scandiva i giorni e le stagioni, e la vita scorreva piena e fervente. Tanto che, nel 1773, Pescopennataro contava dodici chiese o cappelle e una congrega: un intreccio di spiritualità, devozione e vita comunitaria che testimoniava la forza e la vitalità del borgo.
Pescopennataro, Molise. Il centro storico arroccato sui caratteristici speroni rocciosi dell’Alto Molise in un fotogramma dal film-documentario “Tre cavalli, un quad, un elicottero“. – Crediti: © LMEdition & ViviSantangeloEditoria / Yves & Oreste Di Cristino
Ma la montagna, come la storia, non concede pace a lungo. Il 26 luglio 1805, un violento terremoto con epicentro nel Matese scosse il paese dalle fondamenta. Le case crollarono, le strade si riempirono di dolore e di polvere. Molti perirono, a Pescopennataro e nei paesi vicini. Eppure, anche stavolta, la gente non si arrese: dalle macerie ricominciò a costruire, con la stessa ostinata fede di sempre.
Nel 1811, Pescopennataro venne aggregato al circondario di Capracotta, insieme a Sant’Angelo di Pescopennataro, formando un unico comune. Ma nel 1863 i due centri si divisero, ottenendo ciascuno la propria autonomia: Sant’Angelo di Pescopennataro prese allora il nome di Sant’Angelo del Pesco.
Sant’Angelo del Pesco, Molise. Vista aerea di un tranquillo borgo molisano immerso tra boschi e colline dell’Italia più genuina. Un fotogramma dal film-documentario “Tre cavalli, un quad, un elicottero“. – Crediti: © LMEdition & ViviSantangeloEditoria / Yves & Oreste Di Cristino
Con l’apertura, nel 1883, della nuova arteria Istonio-Sangrina, che collegava Agnone a Castel di Sangro, Pescopennataro si aprì al mondo. Le sue strade di montagna iniziarono a riempirsi di voci, commerci, idee e speranze. E il borgo, pur restando fedele alla sua pietra e al suo silenzio, tornò a guardare avanti, verso nuovi orizzonti.
Nel 1894, un’ombra calò su Pescopennataro. Un’epidemia di tifo, portata dall’acqua avvelenata, colpì il paese seminando morte. Poi venne il 1915, e con la Prima guerra mondiale molti giovani pescolani partirono per il fronte, lasciando dietro di sé famiglie, campi e sogni. Ma la ferita più profonda arrivò il 16 novembre 1943, nel pieno della Seconda guerra mondiale: i nazisti incendiarono il paese, divorando case, archivi e ricordi. Pescopennataro fu quasi cancellata, ma non vinta. Resistette, forte e silenziosa, come la roccia su cui sorge.
Oggi, passeggiando tra le sue vie di pietra, si può ancora percepire l’eco di quella lunga storia — una storia di tenacia, di fede e di nobile silenzio.
Pescopennatro, il paese che diede vita e nome a Sant’Angelo del Pesco custodisce ancora luoghi carichi di memoria e simboli che raccontano la sua anima antica. Tra questi, merita un cenno speciale l’Eremo di San Luca: pur appartenendo al comune di Sant’Angelo del Pesco, è da sempre un luogo caro alla gente di Pescopennataro, che vi sale per pregare, riflettere e sentirsi parte di una continuità più grande del tempo.