Sant’Angelo tra pioggia e solitudine

Sant'Angelo del Pesco, Molise – Via Roma – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

La serata, inizialmente grigia e monotona, si è trasformata magicamente con l’arrivo di una pioggia intensa. Quello che poteva essere un momento insignificante ha assunto un fascino inaspettato. La pioggia ha vestito il paesaggio di un’atmosfera nuova, rivelando la quiete umida e sottile sotto una luce completamente diversa.

Nel cuore della notte, il suono della mia Nikon riecheggiava tra le strade deserte del paese, un suono solitario che si mescolava al silenzio interrotto solo dal battito lieve della pioggia. Le luci fioche del bar I 4 Mori ancora aperto illuminavano a intermittenza il marciapiede bagnato, riflettendosi in piccole pozzanghere che tremavano sotto i miei passi.

Sant’Angelo del Pesco, Molise – Piazza dei Caduti – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

Stringevo la macchina fotografica mentre la musica nelle cuffiette graffiava l’aria con un rock ruvido e potente, come un fiume in piena che attraversava quella piazza spoglia e malinconica. C’era un senso di libertà in quella serata grigia, una quieta monotonia che si trasformava con l’arrivo improvviso di una pioggia più intensa.

Tra le ombre della notte e la pioggia battente, persino la malinconia aveva un suo fascino. La pioggia disegnava cerchi effimeri sulle pozzanghere, trasformando la strada in un mosaico di luci tremolanti. La mia piccola Sant’Angelo, solitamente avvolta in una quiete immobile, incominciava a vibrava di una nuova energia. Non era più spenta, non era più ferma: sotto quel velo d’acqua scintillante, sembrava respirare, pulsare di vita.

Sant’Angelo del Pesco, Molise – Via della Repubblica – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

E in quella notte silenziosa, tra il rumore ovattato della pioggia e il profumo dell’asfalto bagnato, sentivo che per un attimo quel piccolo angolo di mondo mi apparteneva. C’era qualcosa di intimo e avvolgente in quella solitudine, qualcosa che non sapeva di vuoto, ma di ricordi e sensazioni sospese nel tempo.

Non era assenza, ma un dialogo muto tra me e la notte, tra la pioggia che cadeva e i pensieri che si facevano strada nella mia mente. Giravo per la piazza senza fretta, lasciando che le gocce scivolassero sulla mia Nikon, disegnando piccole traiettorie effimere sulla scocca bagnata della macchina fotografica. Ogni riflesso catturato nell’obiettivo sembrava raccontare una storia, un frammento di mondo immerso in quella luce liquida che rendeva tutto più intenso, più vero.

Sant’Angelo del Pesco, Molise – Via Roma – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

Era un momento irripetibile, sospeso tra nostalgia e gratitudine, un istante perfetto in cui la solitudine non aveva il sapore dell’isolamento, ma della bellezza. La notte non era più soltanto un velo scuro calato sul piccolo paese, ma un respiro, una presenza silenziosa che mi accoglieva. E così, senza accorgermene, la notte divenne parte di me.

Sant’Angelo del Pesco, Molise – Via Roma – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

L’aria era densa di malinconia, palpabile come un velo sottile sospeso sulla notte. La pioggia, incessante, trasformava le strade in specchi liquidi su cui le luci dei lampioni si allungavano in bagliori soffusi. Ogni goccia cadeva con ritmo costante, un concerto sommesso che rimbalzava sulle tegole delle case e scivolava via, sussurrando tra le acque della fontana solitaria. La piazza, deserta e avvolta nel riflesso tremolante della pioggia, sembrava immersa in una poesia silenziosa, dove ogni dettaglio raccontava la notte con una voce delicata e persistente.

Sant’Angelo del Pesco, Molise – Corso Umberto I – ViviSantangelo / Oreste Di Cristino

Ho lasciato la piazza, deciso a consumare la notte in cerca di qualcosa che nemmeno io sapevo definire. Forse un’avventura, forse solo il brivido del rischio in un paese che sembrava appartenere ai fantasmi. Nella mia mente si accavallavano ricordi e promesse infrante, un turbine di pensieri che cercava una direzione. Ma più forte di ogni ombra, più intenso di ogni esitazione, c’era il desiderio di andare avanti.

Mi incammino lungo Via Roma, lasciandomi avvolgere dalla pioggia battente che rimbalzava sull’asfalto come un tamburo incessante. Non c’era più spazio per esitazioni, né tempo per ripensamenti. La notte era mia, e io ero pronto a seguirla ovunque mi portasse, senza voltarmi indietro, senza rimpianti. Ogni passo era una sfida, un atto di ribellione contro un domani che non avrebbe mai potuto offrirmi le stesse emozioni. Una notte che pareva appartenere solo a me.