“Zio Mario“, il custode del Fuoco di Natale

SANT'ANGELO DEL PESCO, MOLISE - Nella quiete innevata di Sant'Angelo del Pesco, tra le luci scintillanti del Natale, “Zio Mario“ veglia sul fuoco tradizionale. La fiamma danza nel gelo della notte, testimone di tradizione e di calore umano. - vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Nelle suggestive cornici dei piccoli paesi di montagna, la Vigilia di Natale si illumina di un’antica tradizione: l’accensione di un grande falò nella piazza principale. Questo rito, intriso di fascino e mistero, vanta numerose interpretazioni che ne esplorano le origini e il significato simbolico.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Con mani forti e gesti decisi, “Zio Mario“ prepara la legna per accendere il cuore pulsante del Natale santangiolese. Il grande Fuoco comunitario, nella semplicità del piccolo paese, intreccia tradizioni e costumi secolari. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

A Sant’Angelo del Pesco, un pittoresco paese dell’entroterra molisano, questa consuetudine resiste ancora, sebbene con minore fervore rispetto ai tempi passati. Un tempo, infatti, l’accensione del falò coinvolgeva attivamente l’intera comunità, in particolare i giovani del paese. Provenienti da ogni quartiere, i ragazzi si lanciavano in una vivace caccia ai ceppi di legno, trasformando la preparazione in un momento di condivisione e festa.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Tra fiamme e fumo nell’aria fredda, « Zio Mario » custodisce con passione il fuoco, simbolo di vita e comunità. La legna arde lentamente, mentre la sua presenza vigile racconta un legame antico che unisce passato e presente. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Oggi, sebbene il rituale abbia perso parte della sua vitalità, il falò continua a riscaldare l’atmosfera natalizia del piccolo paese, evocando un legame con il passato e un senso di appartenenza che il tempo fatica a scalfire. Il Fuoco di Natale assume così un significato ancora più profondo. È il cuore pulsante delle celebrazioni, un punto di ritrovo per condividere la vigilia e per chi cerca conforto o semplicemente un po’ di calore.

Dalla Vigilia di Natale fino a Capodanno, la piazza principale di Sant’Angelo del Pesco si trasforma in un grande braciere, un simbolo vivente di calore, speranza e senso di comunità. Al centro di questa tradizione secolare c’è una figura carismatica e profondamente legata al paese, che si dedica con passione a mantenere vivo il fuoco natalizio, alimentandolo ogni giorno con cura e dedizione per preservare un’usanza che racconta l’identità del borgo.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Nella notte della vigilia, tra neve e bagliori arancioni, “Zio Mario“ si china a nutrire il fuoco. Un rito antico e carico di significato, che unisce il calore della tradizione al freddo pungente della notte. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Mario, affettuosamente chiamato “zio Mario“ dagli abitanti di Sant’Angelo del Pesco, è il custode di questa tradizione. Con gesti che ormai appartengono alla memoria collettiva del paese, si occupa di sorvegliare il falò, aggiungendo ceppi di legno e garantendo che il calore delle fiamme non si spenga mai. Il suo impegno quotidiano va oltre il semplice gesto: è un atto d’amore per la comunità e per un rito che continua a unire generazioni intorno a quel fuoco, simbolo di un passato che vive ancora nel presente.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Tradizioni secolari, impegno e usanze: il Fuoco di Natale scalda non solo le strade, ma anche le anime, mentre ogni tronco aggiunto racconta una storia. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Ogni mattina, pomeriggio e sera, “zio Mario“ si presenta puntuale al suo incontro con il fuoco, un rituale che ripete con la costanza di chi conosce l’importanza del proprio compito. Avvolto nel suo giubbotto logoro ma ancora caldo, simbolo di una vita dedicata al lavoro e alla comunità, e con i guanti di pelle consumati dal tempo, si avvicina al grande braciere con calma e precisione con gesti misurati e pazienti. “Zio Mario“ non alimenta semplicemente un fuoco: protegge un simbolo di calore e unità per il suo paese, custodendo con dedizione una tradizione che risplende tanto nelle braci quanto negli sguardi riconoscenti di chi osserva.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – La quiete del giorno si unisce al calore delle braci che ardono in piazza. Seduto su una panchina, “Zio Mario“ osserva con soddisfazione il suo fuoco, simbolo di tradizione e cultura, mentre le fiamme narrano storie di condivisione e radici senza tempo. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

A Sant’Angelo del Pesco si mormora che “zio Mario“ parli al fuoco. Si dice che, piegato sulle fiamme che custodisce con tanta dedizione, racconti storie di un tempo lontano: di inverni rigidi, quando il gelo stringeva il paese in una morsa implacabile, e di notti in cui il fuoco era l’unico rifugio contro il buio e il freddo.

Forse è vero, forse no. Nessuno lo sa con certezza, ma c’è qualcosa di magico in quel pensiero. Quello che invece non lascia dubbi è ciò che ogni mattina, durante il periodo natalizio, gli abitanti trovano arrivando in piazza: il fuoco, già acceso, vivo e scoppiettante, come un abbraccio caloroso che accoglie chiunque si avvicini. È lì, sempre pronto a ricordare che, mentre le fiamme danzano, la tradizione e la memoria continuano a vivere.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Nel cuore della notte, il fuoco arde vigoroso, illuminando il volto di “Zio Mario“ che lo nutre con dedizione. Ogni scintilla racconta frammenti di storia e tradizione, un simbolo di unione, memoria e radici antiche. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

“Zio Mario“, il custode silenzioso di una tradizione che affonda le sue radici nel passato più remoto. Non cerca applausi, non chiede nulla in cambio: né ricompense, né riconoscimenti. La sua presenza discreta, quasi invisibile, è un rituale che si ripete con la costanza degli antichi gesti, un atto d’amore che si rinnova giorno dopo giorno, inverno dopo inverno. Grazie a lui, il fuoco di Natale non si spegne mai. Continua a brillare, vivo e ardente, come un simbolo di unità e appartenenza che attraversa le generazioni, riscaldando non solo la piazza, ma anche il cuore di un intero paese.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Con un sorriso discreto e lo sguardo fiero, “Zio Mario“ si staglia accanto al fuoco che arde lento, trovando nel fuoco condiviso un simbolo di appartenenza e memoria. In questa quiete, il calore della legna si intreccia a quello umano. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Ogni mattina, mentre l’alba timidamente colora l’orizzonte e il gelo della notte ancora avvolge il paese, “zio Mario“ fa il suo ingresso in piazza. Indossa il suo fidato giubbotto logoro e si infila i guanti di pelle, segnati dagli anni e dal lavoro. Arriva sempre per primo, quando il silenzio avvolge ancora le case addormentate e le finestre restano immerse nell’oscurità.

Con gesti esperti e movimenti misurati, si china sul grande braciere. Aggiunge i ceppi di legno uno alla volta, quasi con riverenza, e osserva attentamente le fiamme, assicurandosi che danzino alte e vivaci. Controlla che il vento non ne interrompa il respiro, proteggendo con cura quel fuoco che non è solo luce e calore, ma il cuore stesso di una tradizione che il paese gli affida ogni inverno.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Le scintille si alzano nel cielo notturno, mentre il fuoco, vivo e potente, illumina la piazza, richiamando figure avvolte nel calore della tradizione. Ogni fiamma incarna un legame con il passato, un rito che resiste al tempo e unisce la comunità nel segno della condivisione. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Ogni sera, prima di concludere la sua giornata, “zio Mario“ si ferma per un momento accanto al fuoco. In silenzio, osserva le fiamme che danzano leggere nel buio della notte, illuminate dal vento che ne modella i movimenti. È un rituale intimo, quasi solenne, che riflette la consapevolezza del suo ruolo.

“Zio Mario“ sa che il suo compito va oltre il semplice mantenere acceso il fuoco. Quel braciere non è solo un simbolo: è una promessa, un filo invisibile che lega passato e presente, un impegno nei confronti della comunità e delle sue tradizioni. E così, nel silenzio della piazza deserta, si congeda ogni sera con la certezza che, grazie a lui, il Fuoco di Natale continuerà a brillare.

SANT’ANGELO DEL PESCO, MOLISE – Il fuoco, potente e vivo, illumina la piazza di Sant’Angelo del Pesco. Un rito che resiste al tempo e unisce la comunità. – vivisantangelo / Oreste Di Cristino

Ogni mattina, nel corso della giornata e fino a tarda sera, “zio Mario“ veglia sul Fuoco di Natale con una dedizione instancabile. I suoi gesti, semplici ma profondi, raccontano una storia di amore per la sua comunità e per le tradizioni che la tengono unita. Con pazienza e cura, “zio Mario“ ricorda a tutti che anche il più piccolo gesto, quando compiuto con il cuore, può alimentare un calore capace di scaldare l’intero paese. Grazie a lui, le fiamme non sono solo luce e calore, ma il simbolo vivo di un legame che il tempo non riesce a spegnere.